Fondazione
Era il 1981 quando un gruppo di giovani, mossi da spirito sportivo e dalla passione per il calcio, fondò una squadra che prese il nome di 'Polisportiva Apollosa'. La squadra partecipò al suo primo Campionato Regionale di Terza Categoria, con i colori sociali bianco e azzurro e il campo di gioco situato a Vitulano. Tuttavia, la vera e propria nascita della società avvenne ufficialmente il 18 gennaio 1982, quando, presso lo studio del notaio Mario Iannella a Benevento, venne redatto lo statuto che sanciva la creazione dell’'Associazione Polisportiva Apollosa'.
In quell’occasione, erano presenti i fondatori della società: Caporaso Specioso, Palumbo Giuseppe, Maio Angelo, Ciardiello Gelsomino, Stefanucci Antonio, Parente Enzo, Gaudenti Angelo, Zerella Amerigo, Cerracchio Vincenzo, Viglione Roberto, Meoli Bruno, Ferrante Mario, Formato Albino, Tarantino Alessandro e Clementino Giorgio, che stabilirono la sede dell’associazione in via Porticato Stefanelli ad Apollosa, nell'abitazione di Caporaso Specioso.
Gli obiettivi principali dell'associazione, definiti nell'atto costitutivo, erano quelli di promuovere, praticare e sviluppare ogni forma di attività sportiva dilettantistica, supportare il miglioramento delle strutture sportive pubbliche, organizzare corsi di formazione sportiva e tecnica per i suoi membri, e incentivare ogni forma di attività agonistica e associativa, senza scopo di lucro.
I fondi necessari per il sostentamento dell’associazione derivavano dalle quote di iscrizione dei soci, dalle contribuzioni mensili e annuali, e da eventuali contributi del C.O.N.I., delle federazioni sportive e di enti pubblici.
1982
I primi anni di attività agonistica
I primi quattro anni calcistici della società furono decisamente positivi, con risultati soddisfacenti per la squadra sul campo. Il debutto nel campionato di Terza Categoria fu un’esperienza positiva, anche grazie al primo Presidente della Polisportiva, il “Cavaliere” Giuseppe Pacillo, che con grande passione sosteneva la squadra ogni domenica, accompagnando i giocatori in trasferta e motivandoli in ogni partita. Un ricordo speciale va al secondo posto ottenuto in quel primo anno, frutto della bravura di giocatori come Michele Meoli, Bruno Meoli, Paolo Viglione, Valente Pacillo, Luigi Travaglione, Giovannino Meoli, Pellegrino Formato e Angelo Grasso, sotto la guida dell’allenatore Giuseppe Palumbo, che aveva preso il posto di Bruno Parente, dimissionario.
In quegli anni, non mancava mai il calore dei tifosi apollosani, che erano sempre al fianco della squadra. Ogni trasferta era un evento: oltre alle auto dei giocatori, decine di macchine zeppe di tifosi seguivano la squadra, creando un'atmosfera unica. Il "capo tifoso" era il mitico Gegè (Vittorio D’Alesio), affiancato da tanti ragazzi che, ogni domenica, si occupavano di organizzare il tifo nei minimi dettagli, facendo sentire il sostegno della comunità come una vera e propria forza per la squadra.
Finalmente il “Calione”
Negli anni successivi, la società si trovò costretta a vendere alcuni dei suoi pezzi più pregiati per poter affrontare un campionato senza grosse ambizioni, ma sempre con il cuore pieno di passione. Tra il 1982 e il 1987, per ben cinque anni, la presidenza della Polisportiva fu guidata da Caporaso Specioso, uomo dal cuore d'oro e dalla simpatia travolgente, il cui sorriso e la cui dedizione alla squadra sono rimasti indelebili nella memoria di tutti. Purtroppo, Caporaso scomparve tragicamente nel settembre del 2001, lasciando un vuoto incolmabile non solo nella società, ma nell'intera comunità di Apollosa.
Nel corso di questi anni, la squadra disputò il campionato di Terza Categoria, ottenendo sempre risultati discreti, senza mai arrendersi alla difficoltà e al cambiamento. Lo staff tecnico era formato da persone che avevano fatto della passione e dell’impegno il proprio credo, come Gaudenti Angelo e Pallotta Alfonso, che si distinsero per la loro dedizione, diventando figure chiave nella storia di questa società.
Il campo di gioco, in quegli anni, rimase quello di Vitulano, ma non mancarono periodi in cui la squadra fu costretta a "emigrare" per disputare le partite a San Nicola Manfredi, Benevento (Campo Avellola) e San Martino Valle Caudina, a causa di difficoltà logistiche e strutturali.
Tuttavia, dopo tanti anni di lontananza forzata dalle "mura amiche", il 2 ottobre 1988 fu una data che rimase scolpita nella storia della Polisportiva Apollosa: la squadra finalmente fece il suo debutto sul nuovo campo di gioco. Fu una giornata di festa, di emozione e di orgoglio, che segnò il culmine di un sogno realizzato. L'amministrazione comunale, dopo anni di sacrifici, riuscì finalmente a dare ai giovani del paese e ai calciofili locali un impianto che portava con sé il futuro e la speranza di una nuova era sportiva.
I derby cittadini
Nel 1987, Angelo Tangredi fu eletto Presidente della Polisportiva Apollosa e, sotto la sua guida, il settore tecnico venne affidato all’amico e socio onorario Angelo Gaudenti, che assunse il ruolo di allenatore. In quel periodo, la squadra raggiunse una zona tranquilla in classifica, purtroppo però, Apollosa vide la presenza di ben tre società calcistiche attive: la Polisportiva, il Real e i Warriors. Le risorse tecniche e i giocatori più talentuosi erano distribuiti tra queste realtà, il che non favoriva certamente la crescita del calcio apollosano e ostacolava le ambizioni di un progetto unificato e competitivo.
Il 1988 segnò l'inizio di un biennio felice per la Polisportiva, che si iscrisse per la prima volta a un campionato prestigioso come quello di Seconda Categoria. Il Presidente Tangredi affidò il settore tecnico all’esperto Walter Catillo, sotto la cui direzione la squadra ottenne una salvezza inaspettata. Tuttavia, l’anno successivo la squadra retrocedette. Tangredi rimase in carica fino al 1992, anno in cui il settore tecnico per il secondo anno di Seconda Categoria fu affidato al Professore Fiorenzo Rivellini.
Gli ultimi due anni della Presidenza Tangredi furono caratterizzati da un calcio più spensierato, con la squadra che si divertiva e faceva divertire i propri sostenitori, disputando campionati di media classifica in Terza Categoria.
Nel 1992, la presidenza passò a Gino Meoli, che costruì una squadra con l'obiettivo principale di mantenere la salvezza. Il gruppo era composto dalle vecchie glorie del calcio apollosano, come Valentino Pacillo, e da giovani promesse come Gennaro Varricchione. Il settore tecnico venne nuovamente affidato a Pallotta Alfonso e Angelo Gaudenti, che continuarono a portare la loro esperienza e passione alla guida della squadra.
La presidenza Travaglione
Chiuso il biennio del Presidente Gino Meoli, nel 1994 iniziò il ciclo del simpaticissimo Presidente Angelo Travaglione, che giocò un ruolo fondamentale nella nascita di un’unica società di calcio, la storica Polisportiva Apollosa. Il 9 maggio 1994 è una data che rimarrà nella memoria di tutti: il giorno in cui la Polisportiva Apollosa, unita e rinvigorita, si ripresentò con una nuova identità. Il colore sociale venne scelto come il granata, in memoria della squadra che Travaglione aveva precedentemente presieduto, i Warriors.
Il primo anno della presidenza di Travaglione fu segnato da un progetto ben definito: la creazione di un settore giovanile che potesse nutrire il futuro del calcio apollosano. Nasce così la squadra Juniores, composta da giovani talenti pronti a farsi valere. La squadra fu affidata a Pellegrino Formato, tecnico e preparatore atletico con una lunga esperienza, che guidò i giovani con maestria e saggezza. Contemporaneamente, la prima squadra, iscritta in Terza Categoria, venne affidata a Angelo Grasso, una delle vecchie glorie della Polisportiva. Entrambe le squadre disputarono campionati al vertice, segnando l’inizio di un periodo di grande crescita per la società.
Nel 1995, la squadra venne iscritta al campionato di Seconda Categoria, Girone C, e continuò sotto la guida di Formato Pellegrino, raggiungendo un rispettabile settimo posto in classifica. Ma fu il terzo anno, il 1996, a rivelarsi il più straordinario e memorabile nella storia della Polisportiva. Quella squadra, composta da talenti indiscutibili e giocatori inimitabili, restò nel cuore di tutti. Tra le sue fila figuravano nomi leggendari del calcio apollosano, come Giuseppe Poccia, Carlo Izzo, i fratelli Formato (Sergio, Massimo e Gianluca), l’astro nascente Silvestro Di Giorgio, Alberto Bilancino, detto “Spartacus”, Achille De Luca, Marino Corda, Francesca Angelo detto “Cico”, Roberto Cavuoto, Mario Bifaro e il "capitano" Franco Rossi.
Allenata dal compaesano Pellegrino Formato, quella squadra non era solo un gruppo di calciatori, ma una vera e propria squadra di leader, pronti a lottare in campo con passione e determinazione, regalando emozioni uniche ai tifosi sugli spalti. Il loro impegno e la loro qualità portarono la Polisportiva a un storico piazzamento: il terzo posto in classifica generale, un risultato che rimase nel cuore della comunità per anni.
Il tramonto di un ciclo
Gli ultimi quattro anni della presidenza di Angelo Travaglione furono caratterizzati da un periodo di lotta per la salvezza in Seconda Categoria. La squadra, pur con difficoltà, riuscì sempre a rimanere lontana dalla zona retrocessione, sebbene il campionato fosse tutt’altro che facile. Nel 1997/98, la Polisportiva si piazzò al 13° posto, mentre nel 1998/99, con la conduzione tecnica di Pellegrino Formato, ottenne un 11° posto. L’ultimo anno sotto la presidenza di Travaglione, il 2000/2001, fu segnato da una crisi che influenzò pesantemente il calcio apollosano. La squadra, guidata dal debuttante allenatore Ferdinando Pirozzi, riuscì a raggiungere la salvezza solo nelle ultime giornate, totalizzando 16 punti e concludendo al 13° posto. Fu il segno della fine di un ciclo, un periodo che lasciò un po’ di malinconia per quello che era stato, ma che segnò anche l'inizio di una nuova fase.
Gli anni della transizione
L’anno successivo, la presidenza cambiò. Angelo Grasso, che nel 1981 era stato uno dei giocatori fondatori della Polisportiva, assunse la leadership della società. Tuttavia, il suo primo anno di presidenza non fu dei più fortunati. Il settore tecnico della squadra venne affidato a Pirozzi Ferdinando, ma nonostante gli sforzi, l’allenatore non riuscì a trasmettere i suoi schemi ai giocatori. A campionato in corso, la società decise di cambiare la guida tecnica, richiamando il collaudato Pellegrino Formato. Con il suo arrivo, la squadra riuscì a risollevarsi, raggiungendo una salvezza tranquilla con il decimo posto e un totale di 26 punti.
Nel corso di quella stagione, però, il Presidente Grasso si dimise a causa di problemi familiari, chiudendo un breve ciclo e aprendo le porte a una nuova fase della Polisportiva. La società si trovò quindi ad affrontare un periodo di transizione, ma con la consapevolezza che il calcio apollosano avrebbe dovuto ritrovare nuova linfa per continuare a crescere.
L’anno zero
Il 28 agosto 2002, all’unanimità, l’ingegnere Nicola Varrella fu eletto nuovo presidente della Polisportiva Apollosa, segnando un nuovo inizio per la società. Il suo primo campionato, il 2002-2003, si chiuse con una salvezza senza troppi patemi, sebbene la squadra abbia alternato prestazioni eccellenti in casa a delusioni fuori, come la pesante sconfitta per 6-1 a San Lorenzello. Quello fu anche l’ultimo campionato di Franco Rossi, una delle figure più emblematiche del calcio apollosano, portiere di grande rispetto, conosciuto e apprezzato su tutti i campi della provincia. Il suo ritiro segnò la fine di un’era.
Purtroppo, la squadra non ebbe solo difficoltà sul campo. Diverse sfortunate circostanze portarono a sviste arbitrali pesanti: tra dicembre e marzo, tre gol regolarissimi segnati dall’apollosano Maio furono inspiegabilmente annullati, con conseguenze dirette sui risultati finali.
Anche sul fronte societario, i rapporti tra la Polisportiva e il Comune di Apollosa, che fino a poco prima erano stati cordiali e collaborativi, divennero progressivamente più tesi. Il 3 settembre 2002, il sindaco Angrisani inviò al presidente Varrella un protocollo su carta intestata del Comune di Apollosa, con ben dodici condizioni per l’utilizzo del campo. Il tono della comunicazione era gelidamente burocratico, segnando una rottura nei legami tra la Polisportiva e le istituzioni locali. Il 16 ottobre, il delegato comunale allo sport, il consigliere Cosimo Tedesco, si dimise dal direttivo della Polisportiva. Da quel momento, il Comune non avrebbe più avuto un rappresentante nel consiglio direttivo della squadra di calcio del paese.
Il campionato 2003-2004 si aprì con una grande novità: il girone della Polisportiva non era più composto solo da squadre della provincia di Benevento, ma anche da formazioni del casertano (Alvignano, Alvignanellese e Santa Maria a Vico) e dell’avellinese (San Martino Valle Caudina). In questo periodo, l’imprenditore tufarese Giuseppe Ricci entrò a far parte del direttivo della società, assumendo anche il ruolo di sponsor tecnico, portando nuove energie alla squadra.
In campo, i giovani apollosani furono chiamati a una conferma importante. Giocatori come Cosimo Veltro, Giovanni Parente, Gaetano Pinna, Alessandro Izzo e Arturo Catalano dovettero mettersi in gioco per dimostrare di avere le qualità per affrontare le difficoltà del campionato. La stagione si rivelò particolarmente ardua, con la Polisportiva che dovette affrontare realtà ben organizzate e ricche di risorse, come Santa Maria a Vico e San Martino Valle Caudina. Tuttavia, grazie a un buon mix di giovani promesse ed esperti, la squadra riuscì a mantenere la categoria e a celare le crepe di uno spogliatoio sempre più diviso.
In questa stagione, arrivò anche un giovane attaccante da Bonea, Giuseppe Massaro, che, al suo esordio in maglia rossoblù, segnò un gol vittoria a Luzzano, mostrando grandi potenzialità. Tuttavia, il suo carattere bizzoso non gli permise mai di esprimere appieno tutto il suo talento.
Il 1° ottobre 2003, il vicepresidente Giuseppe Rotondi lasciò la società, dimettendosi dal suo incarico dopo appena un anno. Nel gennaio successivo, un altro abbandono scosse la squadra: l’attaccante Antonio Caturano, uno dei senatori dello spogliatoio, lasciò la Polisportiva a causa di dissapori con l’allenatore Pellegrino Formato, segnando la fine di una stagione di transizione che avrebbe portato inevitabilmente la società a rivedere le proprie strategie.
La storica amichevole di Siena
Il 14 aprile 2004, al campo sportivo “Gino Manni” di Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena, la Polisportiva Apollosa scrisse una pagina di storia che rimarrà indimenticabile. Grazie all'organizzazione del dirigente rossoblù Simone Savoia, oggi giornalista Mediaset, e del vicepresidente senese Ciro De Luca, alle 15:30 prese il via un'amichevole che avrebbe messo a confronto i dragoni con una delle formazioni più prestigiose del calcio italiano: il Siena, una squadra che stava vivendo una stagione eccezionale in Serie A, con nomi del calibro di Taddei, Chiesa e Flo. Nonostante il risultato fosse un pesante 13-0 in favore dei bianconeri di mister Papadopulo, in partite di questo tipo il punteggio passa in secondo piano. Per la Polisportiva, la vera vittoria era stata l’opportunità di confrontarsi con una squadra di quel livello, un’esperienza che avrebbe arricchito il bagaglio di ogni giocatore e dirigente.
In quell’occasione, dopo mesi di silenzio, il Comune di Apollosa, seppur con un contributo simbolico di 200 euro, si fece nuovamente avanti per supportare la trasferta senese. Un piccolo gesto, ma che testimoniava l’interesse, seppur parziale, dell'amministrazione comunale per la squadra.
Tornando al campionato, la stagione non riservò grandi soddisfazioni sul fronte sportivo. La squadra si salvò senza troppi patemi, ma con risultati modesti che non riuscirono mai a entusiasmare appieno i tifosi. Tra le rare note positive, spiccarono i due roboanti 7-0 rifilati in casa ad Airola (7-2) e Fragneto (7-1), che lasciarono intravedere il potenziale della squadra, anche se solo a tratti.
Sul fronte societario, la Polisportiva stava attraversando un momento delicato. Il dibattito interno su come fare cassa si intensificava, un'esigenza primaria per garantire la sopravvivenza della società. Il presidente Varrella si trovò a fronteggiare posizioni contrastanti all’interno della dirigenza. Mentre alcuni dirigenti proponevano tetti minimi per i contributi destinati alla società, Varrella sposava la posizione di chi riteneva che non dovessero esserci limiti prestabiliti, puntando ad una maggiore libertà nella raccolta dei fondi. Un’idea che però non trovò sempre il consenso di tutti, alimentando ulteriormente le divisioni interne.
Sul campo, la situazione non era molto più rosea. Lo spogliatoio, da tempo, si mostrava sempre più diviso, con i giocatori sempre più irritati dalla conduzione dell’allenatore Pellegrino Formato. La squadra, pur senza grandi obiettivi di classifica, sembrava aver perso coesione, con il malcontento che cresceva a vista d’occhio. La stagione si concluse con un amaro senso di incompiuto, con la salvezza raggiunta ma con un ambiente sempre più conflittuale e una tensione palpabile che lasciava presagire nuovi cambiamenti all’orizzonte.
Una nuova scissione
L'estate del 2004 segnò un importante punto di svolta per il calcio apollosano, con la nascita della squadra Juniores della Polisportiva e l'emergere di una nuova realtà calcistica nel paese: l'Aspol Apollosa. Alcuni giocatori storici della Polisportiva, tra cui Angelo Francesca, Sergio Formato, Adolfo Silietti, Palmerino Maio, Massimo Formato e Alberto Bilancino, decisero di seguire l'ex vicepresidente Giuseppe Rotondi nel suo nuovo progetto e lasciarono la maglia rossoblu. Questo creò una frattura significativa all’interno della Polisportiva, con una parte del gruppo che si separava per dar vita a una nuova squadra.
Nel frattempo, Pellegrino Formato e Ferdinando Pirozzi, dopo aver lasciato la panchina della prima squadra, si dedicarono all’organizzazione della nuova squadra Juniores della Polisportiva. Questi cambiamenti rappresentavano un momento cruciale per la società, che si trovava di fronte a sfide interne ed esterne non indifferenti. Per cercare di risollevare le sorti della prima squadra, la Polisportiva ingaggiò Giancarlo Castiello, proveniente dal mondo del calcetto e alla sua prima esperienza da allenatore di calcio. Giuseppe Ricci assunse il ruolo di vicepresidente, portando nuova energia e idee nella dirigenza.
La rosa della prima squadra vedeva il ritorno di alcuni storici giocatori, come Silvestro Di Giorgio, Claudio Tedesco, Leucio Parrella, Rino Varrella, Saverio Pirozzi e Giuseppe Izzo. Il 16 ottobre 2004, un altro evento storico segnò il campionato: esordì in maglia apollosana Carlos Perez Carty, un centrocampista peruviano, primo vero straniero a vestire la casacca rossoblu. Sebbene il suo debutto fu promettente, la sua esperienza con la squadra si rivelò problematica. Il campionato della Polisportiva, infatti, si rivelò altamente discontinuo, segnato da difficoltà burocratiche legate al suo tesseramento e da incomprensioni con l'allenatore Castiello.
Nonostante ciò, Perez Carty concluse la stagione in crescendo, portando con sé la cultura calcistica del "possesso palla", un gioco molto diverso da quello europeo. Intanto, il mercato invernale portò altri rinforzi: da Airola arrivò il centrocampista Fiore e da Forchia la mezzapunta Criscuolo, ma la situazione della squadra continuava a peggiorare.
L’inizio del campionato era stato discreto, ma le difficoltà non tardarono a emergere. Giancarlo Castiello, inesperto e con un ambiente sempre più ostile e polemico intorno a lui, non riuscì a gestire la squadra. Dopo una sconfitta contro il Foglianise nella seconda giornata di ritorno, decise di lasciare la guida tecnica della squadra. Il suo bilancio, in 17 partite, fu deludente: 2 vittorie, 5 pareggi e 10 sconfitte. La squadra precipitò al penultimo posto in classifica, con il morale dei giocatori ai minimi storici e una condizione atletica che peggiorava di giorno in giorno.
La dirigenza, consapevole della gravità della situazione, decise di correre ai ripari. La soluzione fu il ritorno in panchina di Pellegrino Formato e Ferdinando Pirozzi, che avevano già ottenuto buoni risultati con la squadra Juniores. Inoltre, tornò in società Bruno Parente, uno dei fondatori storici della Polisportiva, che portò con sé un’esperienza e una visione tecnica fondamentale. La cura Formato sembrava produrre qualche effetto, ma la squadra non riuscì a risalire la china. Nonostante gli sforzi, la Polisportiva rimase ferma al penultimo posto, concludendo una delle stagioni più difficili e deludenti della sua storia.
I primi segni di un progetto vincente
Il campionato 2005-2006 segnò una nuova fase per la Polisportiva Apollosa, un ritorno alle radici con un forte focus sui giovani talenti locali. La stagione iniziò con una serie di cambiamenti significativi: Carty, Fiore, Criscuolo e gli altri stranieri lasciarono la squadra, mentre Cosimo Veltro, affettuosamente chiamato "Prichichì", intraprese una nuova strada, arruolandosi nell’esercito. A far parlare ancora di sé fu anche Silvestro Di Giorgio, che, dopo quasi quindici anni di fedeltà alla Polisportiva, decise di ritirarsi dal calcio, chiudendo così la carriera di uno dei più puri e brillanti talenti mai emersi dal nostro paese, un talento che Apollosa ebbe il privilegio di ammirare.
Pellegrino Formato, allenatore della prima squadra, decise di puntare tutto sui giovani che avevano fatto ben figura nella stagione precedente con la squadra Juniores. Il suo progetto si arricchì con l’arrivo di due rinforzi di qualità: Matteo Ciancia, un regista talentuoso proveniente da Eboli, e il difensore centrale libero Giuseppe Marrone, giunto da Paduli. Il campionato 2005-2006 si disputò in Terza Categoria, un torneo più consono alle possibilità economiche della società, ma che non impedì alla Polisportiva di ottenere risultati più che soddisfacenti, concludendo la stagione al settimo posto.
L’anno successivo, 2006-2007, il progetto della Polisportiva prese forma con ancora maggiore determinazione. L’obiettivo era chiaro: vincere il campionato di Terza Categoria e finalmente salire di categoria. La squadra si presentava con una base solida, composta da giovani talenti locali che stavano crescendo in qualità e esperienza. A fare la differenza c’era un superlativo Pastore tra i pali, che si era guadagnato la fiducia dei tifosi con prestazioni straordinarie, e Tascione, il bomber di punta, che rappresentava il fiore all’occhiello dell’attacco rossoblu. Con un mix di freschezza e esperienza, la squadra sembrava finalmente pronta a coronare il sogno della promozione.
I risultati non tardarono ad arrivare: la Polisportiva si batté fino all'ultimo, dimostrando una solidità e una determinazione che lasciarono intravedere il sogno della vittoria. Tuttavia, al termine di un campionato emozionante e combattuto, per soli due punti il sogno della promozione svanì. Fu una delusione amara, ma anche una prova che il progetto stava iniziando a dare i suoi frutti.
Nei tre anni successivi, la Polisportiva ci riprovò. La squadra fu in gran parte riconfermata, con un bagaglio di esperienza maggiore e un gruppo ormai consolidato. Nonostante ciò, la sfortuna continuò a giocare un ruolo determinante: più volte la squadra si trovò a lottare contro il destino, sempre alle spalle della squadra vincente. Ogni stagione sembrava una nuova occasione sprecata, ma non mancava mai la consapevolezza che i margini per il salto di qualità erano sempre più evidenti.
Le due storiche vittorie
Giusto il tempo di aspettare qualche altro anno che l’obbiettivo massimo viene raggiunto per ben due volte: nella stagione 2010/2011 e nella stagione 2013/2014. La prima storica vittoria è quella di una squadra, di una società e di tutti i sostenitori dei dragoni che non hanno mai mollato e hanno superato mille difficoltà per vedere realizzato “il sogno”. Tanti gli artefici delle due vittorie ma grande merito va al lavoro dell’accoppiata Formato-Pirozzi che in questi anni ha dato la giusta impronta a una squadra di ragazzi seri e determinati.
Curiosità…
I colori sociali della Polisportiva sono stati: dal 1981 al 1985 Blu-Azzurro; dal 1985 al 1994 Bianco-rosso; dal 1994 al 2002 Granata-Rosso e Giallo-blu; dal 2002 (Elezione del Presidente Varrella Nicola) Rosso-blu; I colori Rosso-blu sono i colori che uniscono i colori sociali storici della Polisportiva; essendo il blu e il rosso sempre presenti nei colori sociali di questa società. Il simbolo e il gagliardetto della Polisportiva Apollosa raffigurano al suo interno un dragone. Il dragone simboleggia la leggenda di Terravecchia, che vuole l’esistenza di un tesoro in contrada Terravecchia, dove vi era in epoca medioevale un castello, ora distrutto, di cui oggi possiamo vederne dei resti. In questo castello, si conservava un tesoro che, si racconta, era difeso da un drago. Da qui l’utilizzo del drago nel simbolo.
FONTE:
Articolo liberamente tratto dalla pubblicazione Web:
POLISPORTIVA APOLLOSA 1981
http://www.apollosacalcio.it/
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